Try to disconnect: 2013 in müsica

Posted on 15 gennaio 2014

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Miglior Disco + EP 2013 [top 20]

01. Locrian – Return to Annihilation
02. Plasma Expander – Cube
03. Barn Owl – V
04. Holden – The Inheritors
05. Massimo Volume – Aspettando i Barbari
06. Zona MC – Scrivere col sangue
07. Ulver – Messe I.X – VI.X
08. Marnero – Il Sopravvissuto
09. Forest Swords – Engravings
10. White Hills – So you are…So you’ll be
11. Correction House – Last City Zero
12. Il Buio – L’oceano quieto
13. Implodes – Recurring Dream
14. The Black Heart Rebellion – Har Nevo
15. Naam – Vow
16. Mind! – Stunde Null
17. Junglubuth – Parth Ache
18. The Oscillation – From Tomorrow
19. Queens of the Stone Age – …Like Clocwork
20. Volcano Choir – Repave

Miglior Disco Italiano 2013 [top 3]:

01. Plasma Expander – Cube
02. Massimo VOlume – Aspettando i Barbari
03. Zona MC – Scrivere col Sangue

Miglior Canzone 2013 [top 3]:

01. Marnero – Zonguldak
02. Junglubuth – No one but myself
03. Hodeln – Gone Feral

Miglior Disco d’Esordio 2013 [top 3]:

01. Forest Swords – Engravings
02. Correction House – Last City Zero
03. Il Buio – L’oceano quieto

Delusione Dell’Anno 2013 [top 1-3]:

01. Cult of Luna – Vertikal
02. Master Musicians of Bukkake – Totem Three
03. Wooden Shijps – Back to Land

Riscoperta Dell’Anno [top 1-3]

01. Black Ark Studio
02. Casino Royale
03. Pearl Jam

Il 2012 era stato per me un anno di ripresa musicale, dopo un 2011 quasi di disinteresse verso la musica tutta, ad eccezione di vecchi amori e feticci che facevano (e fanno) compagnia quanto una persona.
Il 2013 prosegue in questa direzione, anche se il tempo da dedicare alla musica è notevolmente diminuito, a causa del lavoro che va e viene, dello studio che c’è sempre e della vita migrante. Quindi, non me ne voglia una parte dell’utenza, ma negli ultimi due anni l’amico più fedele della mia musica è il lettore mp3, che per necessità scavalca tutti gli altri supporti.

Cercando di non ripetermi troppo con i dischi di cui ho già parlato negli appositi topic, il podio rispecchia come poche altre volte i lidi musicali sui quali mi sono adagiato da qualche tempo. Che siano quelli definitivi è difficile da dire, ma rappresentano anche bene la mia persona, quindi penso che la strada sia tracciata.

Al primo posto c’è il duo di Chicago Foisy-Hannum, e basterebbe Obsolete Elegies a giustificare la scelta.
In questa canzone – e nel disco in generale – c’è dentro tutto quello che musicalmente mi piace: psichedelia cosmica, retaggio jazz, chitarre sporche, timpani e piano.
Ho approfondito i Locrian sono negli ultimi due anni, ma una cosa salta comunque all’orecchio: la presenza di una vera sezione ritmica aiuta notevolmente l’ascolto, ma da qui a definirlo loffio o easy però ce ne passa. E’ vero, siamo in un periodo dove l’estremismo si spinge quotidianamente un gradino più in là, soprattutto intorno a questi suoni, ma un accenno di melodia o una bozza di struttura della canzone spesso aiutano a dare continuità alle idee, soprattutto in casi di minutaggio corposo.

La seconda piazza è per un disco di casa, Cube dei Plasma Expander . Un po’ dispiace che abbia avuto poca risonanza, ma siete sempre in tempo per recuperarlo.
Agli inizi c’era il noise-rock a tinte matematiche, e di krauto c’erano solo alcuni accenni e un innato amore: ora è il contrario. Cube è un disco a briglie sciolte, nel quale il retaggio kraut-rock flirta con momenti danzerecci e l’onnipresenza di trame jazz. E’ un disco divertente, che fa muovere la testa e il culo, che guida all’alienazione. In alcuni momenti direi che è…massiccio, se mi passate il termine. Prendete i Can del periodo ’72-’74 e lanciateli a velocità folle contro i Neon Indian e i Black Sabbath.

E poi ci sono i soliti, grandi Barn Owl. Lost in the Glare, pur essendo un disco valido, continuo a considerarlo meno bello di Ancestral Star, nonostante solitamente preferisca il tipo di suoni presenti nel primo. Se all’inizio avevo qualche dubbio, il tempo mi ha detto che V è sullo stesso di livello di Ancestral Star.
V mantiene un tocco vivo, umano che aveva Ancestral Star, grazie soprattutto all’incursione di vecchie parentesi pastorali in chiave rock, e il risultato ne giova. Lost in the Glare era rareffato, spesso in maniera eccessiva. L’ultimo invece è la summa dei precedenti. Poca fantasia si potrà pensare, e allora provate a scegliere quale sia la traccia migliore, i 17 minuti di The Opulent Decline o Against the Night.

Chi rimane fuori dal odio? James Holden purtroppo. Perché? Banalmente, l’unico motivo che è che ho apprezzato di più chi lo precede, anche se di poco. La grandezza di The Inheritors sta nei suoni, i suoni più caldi del 2013, e non è da poco se si pensa che è un disco “elettronico”. Che poi “elettronico” è riduttivo, perché Gone Feral a una tribalità reale. Spesso è stata tirata in ballo la kosmische musik ed è sempre stato un bagno di sangue tra opinionari. Io sto dalla parte di chi pensa che sia un disco nato da un rapporto avuto nella Germania dei ’70 e poi partorito in una dance hall urbana degli anni ’00.

E i Massimo Volume? Aspettando i Barbari è cresciuto molto lentamente, all’inizio neanche mi piaceva. Poi ci sono entrato dentro con Il Nemico Avanza:

Cattive Abitudini era un disco più classicamente rock, questo nuovo invece è stratificato, è giocato sui vuoti e su one-shot sonori. Questo grazie alla coppia di chitarre migliore che ci sia in Italia in questo momento.
Alla fine arriva Da Dove sono Stato, autobiografica, nostalgica, malinconica. Per me i Massimo Volume sono sempre stati l’emblema della musica notturna, un pensiero spezzato solo da Cattive Abitudini. Aspettando i Barbari torna a prendere la notte e metterla in musica, soprattutto la notte dell’animo.

Di chitarre grosse rimane ben poco, ma rimangono cose buone. I Correction House hanno fatto il disco che dovevano fare i Neurosis, punto e basta. I Marnero ormai sono una garanzia, poche variazioni rispetto al passato ma ponderate; assisteremo alla stessa cosa anche nel prossimo disco: il segreto è la progressione, non la rivoluzione. Che poi la progressione è una rivoluzione quotidiana.

E la marea mi trascina ma la marea sono io 
e uno squalo mi sbrana ma lo squalo sono sempre io 
che non c’ho una rotta ma solo una scia 
ma mi volterò il giorno della mia agonia 
Lascia gli ormeggi, coraggio, 
e sfascia con l’ascia la scialuppa di salvataggio: 
per ridefinire il primario e la prospettiva che apre ogni altro scenario.
Un breve respiro, un nodo slegato, 
un’ascia nel mare ghiacciato da un gelo che squarcia le vele. 
Corpo di mille balene! Solo chi è fermo non sente le catene. 
La guerra è dentro di me

Part Ache dei Junglubuth è semplicemente quello che l’hardcore moderno dovrebbe essere, per quanto mi riguarda. Devastante. I Queens of the Stone Age hanno tirato fuori un bel disco, per chi ci è affezionato o apprezza il rock in senso stretto, beh sarebbe ipocrita affermare il contrario. Lontano dal meh di Era Vulgaris, con i muscoli e l’ecletismo in evidenza, peccato solo per un paio di riempitivi trascurabili.

Le riscoperte, Pearl Jam a parte, sono state le vere compagne di viaggio del 2013. La discografia dei Casino Royale è una delle più forti e complete che ci siano tra i ’90 e i ’00.
E i Black Ark studios? Altro che la roba che oggi si spaccia per dub, meglio Lee Perry. Seriamente, per gli amanti dei suoni psichedelici c’è un mondo da scoprire tra quei riverberi jamaicani.

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