Gli ascari del terzo millennio

Posted on 29 dicembre 2013

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Tra i tanti argomenti trattati in “Capire il Potere”, Noam Chomsky approfondisce anche la sua posizione riguardante la leva obbligatoria negli Stati Uniti. Una posizione travagliata, dal momento che non trovava soluzione all’ambiguità che si portava dietro: pacifista ma restìo all’abolizione della leva obbligatoria.

Una posizione sicuramente ambigua, ma che portava un ragionamento semplice e di cui oggi vediamo i risultati. Con l’abolizione della coscrizione la leva è divenuta volontaria, ridotta principalmente alla dicotomia classista e familiare-reverenziale.

Entrambe le categorie sono molto intuitive. L’arruolamento di tipo familiare-reverenziale è prassi diffusa, la Sardegna e l’Italia ne sono due esempi forti. Naturalmente, la presenza di militari nelle famiglie non sempre porta all’arruolamento, così come la riverenza nei confronti delle forze armate non è un tema solo familiare, ma nelle comunità ridotte il legame è indissolubile. Senza contare che molte comunità ridotte sono le stesse che patiscono maggiormente le nuove stratificazioni sociali e presentano sacche di povertà alla pari delle città.

Si arriva così all’arruolamento classista: mi arruolo perché ne ho bisogno economicamente. Con il termine “classista” non mi riferisco alla gerarchia tipicamente marxiana, ma anche alle nuove classi impoverite come gli studenti fuori sede, giovani appartenenti alla piccola borghesia e naturalmente il proletariato urbano e rurale.

Non c’è bisogno di spendere molte parole sulla pericolosità di queste dinamiche se si considera l’impoverimento culturale che stiamo vivendo, anche nelle Università.

In questa cornice il Ministro della Difesa (?) Mario Mauro propone l’arruolamento degli immigrati in cambio della cittadinanza, proprio come avvenuto negli Stati Uniti. Insomma, quando gli States non esportano il loro modello ci pensano le menti illuminate ad imitarlo.

Durante la parentesi coloniale italiana, gli ascari erano i soldati provenienti dalle colonie, prevalentemente da quelle in Africa Orientale: truppe di colonizzati utilizzate per colonizzare. Con la sua proposta, Mauro istituirebbe gli ascari 3.0.
Ve li immaginate dei giovani tunisini utilizzati nella “pacificazione” della vicina Libia? Ancora meglio, egiziani schierati in Libano? E perché non i pakistani in servizio in Afghanistan? Ci troveremmo nuovamente al paradosso storico, immersi nuovamente nel XIX secolo.

Si potrà contestare che ho utilizzato i termini “tunisini”, “egiziani” e “pakistani” e non “italiani”. Perché a quel punto sarebbero già italiani giusto? Più o meno italiani dei rom italiani quotidianamente discriminati? Più o meno italiani delle seconde generazioni che faticano a trovare una casa in affitto per colpa della pelle diversa?

Il messaggio di Mauro è chiaro: “Volete la cittadinanza italiana? Perfetto, allora dovete servire l’Italia”. Non c’è solo retorica protofascista nella sua dichiarazione, c’è anche una palese meschinità che si prende gioco della dignità umana, di chi pretende di risolvere con la forza e con il più becero nazionalismo questioni complesse e delicate. Giocare con la vita, niente di diverso da quanto fatto con quelle vite che ora sono sul fondale del Canale di Sicilia. Giocare con la vita, niente di diverso da quanto fatto con chi ha deciso di togliersela perché abbandonato alla povertà.

Però ai termini ci teniamo: leva “volontaria”. La volontà di scegliere come chinare il capo. Sono convinto che il travaglio patito da Chomsky e tanti altri sia stato difficile, a volte insopportabile, figlio comunque di un lucido realismo. Ora il passo intermedio è stato compiuto, la leva non è più obbligatoria: è arrivato il momento perché la leva militare sia superata.

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