Se è vero che ti candidi

Posted on 30 giugno 2013

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In un recente articolo pubblicato sul suo sito, Michela Murgia fa sapere che potrebbe candidarsi alla presidenza regionale della Sardegna. La notizia non è certo un fulmine a ciel sereno, dal momento che circolava nell’aria da già dalla fine del 2011 – periodo nel quale emerse la sua militanza in ProgRes Progetu Republica – e ora si è concretizzata.

Cosa ne penso? Forse non lo so neanche io.
Che ProgRes sia il partito in cui mi riconosco è cosa nota, di conseguenza dovrei essere entusiasta della notizia.
D’altra parte la scrittrice è per me un oggetto politico ancora misterioso: apprezzo molte sue prese di posizione, è un cervello pensante, ma mi lascia sempre un senso di incompiutezza. Il motivo è contenuto anche nel recente articolo, nel quale scrive:

“Progetu Republica de Sardigna (ProgReS) due settimane fa mi ha chiesto di verificare la fattibilità di una coalizione civica che riunisca forze indipendentiste, personalità della società civile e quanti – pur provenienti da altri percorsi politici – vogliano contribuire a costruire un progetto comune per il bene della Sardegna.”

La parola “indipendenza” non è espressamente citata e non emerge mai in maniera forte dal testo, quasi per timore di perdere l’appoggio delle “personalità” sopra citate. Mossi la stessa critica per la chiamata al boicottaggio delle passate elezioni: Michela Murgia non scrisse mai chiaramente che i sardi non dovessero presentarsi alle urne perché avulsi alle elezioni italiane, semplicemente girò intorno all’argomento.
Ecco, questa ambiguità non mi piace. Tutti sappiamo (a scanso di un grande abbaglio colletivo) che Michela Murgia è indipendentista, ma sembra che a volte abbia paura ad esternarlo alle lettrici e ai lettori. Quello che si chiede è una maggiore chiarezza: “personalità della società civile e quanti – pur provenienti da altri percorsi politici – vogliano contribuire all’indipendenza della Sardegna”. Fixed.
C’è chi non si riconosce in questo progetto di lungo (lunghissimo) periodo? Arrivederci e grazie. Cosa non voglio? Ex-esponenti di Partito Democratico, Movimento 5 Stelle o profughi provenienti da altri partiti che cavalchino il tema dell’indipendenza, lo riducano a una macchietta o al “partito dei sardi” – di cui possiamo fare a meno – e poi abbandonino il progetto.

A ciò devo aggiungere tre note a margine, di carattere strettamente personale:
1. Non è lecito conoscere alcuni passaggi interni al partito ProgRes. Perché? E’ da qualche tempo che la voce di Franciscu Sedda, padre putativo di ProgRes, non si fa sentire all’interno del partito. Voci di corridoio lo davano fuori, anche a causa della personalità invasiva di Michela Murgia. Molti attivisti e simpatizzanti di ProgRes sono ancora legati ai suoi pensieri, e non è certo questione di preferire Sedda alla Murgia: è questione di preferire un intellettuale organico a una scrittrice prestata alla politica.
2. Michela Murgia e altri sardi “prescelti” come Marcello Fois hanno monopolizzato la proposta culturale in Sardegna, che negli ultimi 3-4 anni si è incredibilmente appiattita dietro una patina di fittizia novità. Basterebbe farsi un giro dei festival culturali estivi, da Gavoi a Seneghe passando per Time in Jazz. Sempre lo stesso giro, come nel salotto di Fabio Fazio. Naturalmente il padrino di questo giro è Renato Soru. Brividi lungo la schiena.
3. Mi ha lasciato perplesso la difesa da parte di Michela Murgia al nuovo Papa, quando circolavano le voci di un’ipotetica collusione con alcune figure del regime argentino. Anche lei è salita sul carrozzone de “il Papa è buono perché si chiama Francesco”. Come sempre accade, non è la fede a urtare ma l’idolatria.

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