Quattro giornalisti italiani “coccolati” in Siria

Posted on 14 aprile 2013

0


Già si sapeva che l’attitudine del giornalismo mainstream italiano fosse quella di non chiamare le cose con il loro vero nome, per questa ragione ho deciso di utilizzare il termine “coccolati” al posto di “trattenuti”, come suggerito dal Primo Ministro Mario Monti per i quattro giornalisti italiani in Siria: i quotidiani e i telegiornali gli sono andati dietro con doverosa obbedienza, ad eccezione di qualche temerario che ha osato utilizzare la parola “rapiti”. Nessuno però si è spinto sino al termine adatto, ovvero “sequestrati”. Perché?

“Sequestrati” è una parola eccessivamente carica di significato politico, riporta alla mente durevoli strategie criminali con l’obiettivo di tenere in scacco lo Stato, e soprattutto ha un’influenza negativa sull’immaginario popolare. Il governo italiano ha immediatamente imposto il silenzio-stampa, motivato dalla necessità di mantenere un basso profilo per la risoluzione del trattenimento-rapimento-sequestro (?). Silenzio-stampa che non è stato invece imposto sulla questione dei due marò accusati dell’omicidio di un pescatore indiano, affinché si polarizzasse l’indignazione di un paese contro un’emergente potenza mondiale, colpevole di essere ancora se stessa: un paese di contraddizioni, di “poveracci” come direbbe qualcuno.

E silenzio è stato fino a ieri, quando i quattro sono stati rilasciati-liberati (?): Amedeo Ricucci della RAI, i freelance Elio Colavolpe, Andrea Vignali e Susan Dabbous. A parlare è stato Amedeo Ricucci, ai microfoni di RaiNews24, sotto lo sguardo attento del Direttore del Ministero degli Esteri italiano; era importante che fosse Ricucci a parlare, perché giornalista esperto e perché al servizio della televisione pubblica italiana: e soprattutto lo ha fatto sotto gli occhi vigili dello Stato, perché ogni parola seguisse il copione imposto dalla Farnesina. Niente di nuovo comunque, e forse meno eclatante di quanto accaduto a Simona Torretta: per vigilare sul suo silenzio fu trasferita proprio al Ministero degli Esteri.

Le parole di Ricucci sono zuccherose, quasi che il trattenimento-rapimento-sequestro (?) sia stata una goliardata: ma sì dai, so’ regaz questi ribelli siriani. No, fermi tutti: Ricucci afferma che non siano stati rapiti da membri del Free Syrian Army. I rapitori “appartenevano a un gruppo islamista che non aveva niente a che fare con i ribelli siriani”, erano lì quasi per caso e si sono arrabbiati per alcune riprese a una loro base o a un checkpoint (in poche ore la versione è già mutata due volte).

Lo scenario disegnato dal governo italiano per bocca di Ricucci è chiaro: in un mondo islamofobo non si può dire che tra i ribelli siriani ci siano “degli sporchi, ignoranti e retrogradi musulmandi radicali”. Peccato che sia così.
Sicuramente i gruppi combattenti islamisti rappresentano una parte minoritaria di coloro che si oppongono a Bashar al-Assad e al suo regime dispotico, ma sono anche quella più attiva e visibile, perché formatasi nei campi di addestramento afghani e ceceni: insomma, non sono dei novellini.
Non s può però dire pubblicamente che questa “gentaccia” sia parte di un movimento di liberazione nazionale, perché non fa presa sulle masse e perché quando fa comodo bisogna chiamarla con la parola più in voga dopo il settembre 2001: “terroristi”.

Già, in altre occasioni i gruppi islamisti verrebbero chiamati gruppi “terroristi”, ma non riguardo alla questione siriana, perché è necessario manipolare le simpatie. Le simpatie popolari formano il background di approvazione delle strategie politiche; è così che l’ex-Ministro degli Esteri italiano Giulio Terzi di Sant’Agata e il neo-Segretario di Stato americano John Kerry hanno potuto dichiarare pubblicamente la volontà di rovesciare Bashar al-Assad, con la fornitura di armi ai ribelli siriani: nessuno si è indignato.
E’ vero, il governo Assad è stato ed è un regime dispotico, intoccabile da sinistra per il grande abbaglio dovuto al socialismo arabo, da molti considerato uguale al socialismo europeo; per chi ancora creda a questa mistificazione è bene ricordare che no, non sono la stessa cosa. Detto questo, un governo eletto non può essere rovesciato a piacimento dall’esterno, questo è invece è quello che i paesi NATO vorrebbero fare, senza però invischiarsi nuovamente nel pantano Vicino e Medio-orientale, Iraq docet. E poi con la questione nucleare iraniana ancora aperta è bene aspettare, giusto?

Ancora, la perfezione del ruolo di Ricucci è testimoniata dal suo accanimento verso i “perbenisti”, che accusano anche i ribelli siriani di crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Per Ricucci la logica è quella ormai ben rodata nei circoli diplomatici internazionali: bisogna contare le vittime civili, chi ne causa di più è più cattivo, e per questo meritevole di essere spodestato. I ribelli siriani hanno ucciso meno persone del regime di Bashar al-Assad, è questo che li porta dalla parte dei “buoni”.

Per questa ragione i ribelli devono essere difesi e devono essere presentati in maniera “pulita” all’opinione pubblica mondiale. Per questa ragione ci si affretta a dire che i quattro giornalisti italiani siano stati trattati bene.
E allora, perché non dire le cose come stanno?

I quattro giornalisti italiani non sono stati né trattenuti e né sequestrati: sono stati coccolati.

Annunci
Messo il tag: , , , ,
Posted in: Senza categoria