Le parole sono importanti

Posted on 14 marzo 2013

1


Ieri sera, ascoltando i telegiornali, visionando i siti web e leggendo la bacheca di facebook, avrei voluto scrivere tante cose ma non l’ho fatto, perché da venticinque anni la mia attitudine verso la religione è sempre stata di indifferenza e rispetto. Sono queste le basi del mio ateismo.

Questa mattina, con l’affievolirsi dell’ebbrezza mediatica, vorrei però esprimere una riflessione: non diamo peso alle parole.

Nel quotidiano, ci riempiamo la bocca di frasi di cui abitualmente abusiamo, una congestione verbale che vorremmo aulica e solenne, invece è superficialità.
Un’espressione su tutte è tipica del nostro lessico: “nessuno è perfetto”.
E’ vero, nessuno e perfetto perché siamo umani nessuno escluso. L’indole umana è fatta di empatia, di egoismo, di vittorie, di sconfitte, di perdono, di errori. Per questa regione nessuno è perfetto, perché sbagliamo.

L’elezione del nuovo Papa, Francesco I, l’argentino Jose Mario Bergoglio, ha svelato la superficialità con la quale molti si approcciano alle parole. E svela anche la mia debolezza. L’indifferenza viene parzialmente meno con queste parole che sto scrivendo, ma cercherò di rimanere a essa fedele nel mio approccio da scienziato politico.

Mi rivolgo a chiunque, in particolar modo a quelle persone che coniugano la fede religiosa con l’interesse per la società e per la politica. Da analisti, da appassionati, da spettatori, siamo sempre pronti a giudicare l’operato del politico, siamo sempre pronti a sviscerare il suo passato per comprenderne la figura, carpire luci e ombre di un mandato che non si è fatto dal nulla ma affonda nel vissuto. In base a questo – e non solo, ovviamente – basiamo le nostre scelte elettorali.

Quando si prende in considerazione una figura generalmente riconosciuta come sopra le parti, sia esso un esponente religioso o un Presidente della Repubblica, questo meccanismo viene meno. Allora mi chiedo: perché?
Perché il nostro spirito critico opera in una modalità così discriminatoria?
Il Papa è un uomo fallibile eletto da uomini fallibili, anche questi possono sbagliare e possono avere sbagliato in passato.

Nell’ebbrezza di ieri sera ho visto ogni sbaglio cancellato, ho visto un uomo reso infallibile da un circo mediatico incapace di svolgere la sua funzione principale: approfondire, osservare, elaborare una critica.
Di riflesso, questo schema è stato eluso anche dalla maggioranza della popolazione.

Il Papa è un un Capo di Stato e un Capo religioso, è un uomo politico nella concezione più pura del termine, esercita potere e ha la capacità di influenzare la società con le sue parole e con le sue azioni. Per questo la sua figura necessità di un’analisi critica, prima ancora di ogni “benvenuto” o “buon mandato”.
Non giriamoci intorno, in Italia lo si fa ancora con esponenti politici come Silvio Berlusconi, lo si inizia a fare di questi giorni con un outsider come Beppe Grillo.

Con il Papa però non si può fare.

Quel “nessuno è perfetto” per lui non vale: la genuflessione, la riverenza e la gratitudine sono a priori. E’ questo che fa paura, perché un giorno lo stesso peso potrebbe essere applicato anche a una figura di maggior impatto sulle nostre vite: un politico.

Le parole sono importanti perché dicono tutto di noi, chi siamo e chi eravamo, cosa facciamo e cosa vorremo fare, quale è la nostra posizione nella società. Non devono essere prese con leggerezza, con ambiguità.

Non voglio entrare nel merito specifico del passato papale, abbiamo le capacità, gli strumenti e i sensi per indagare sul suo passato.

Solo una cosa mi preme: è arrivato il momento di dare il giusto peso alle parole. Perché quando sentirò nuovamente “nessuno è perfetto”, mi ricorderò di questa giornata.

Annunci
Posted in: Senza categoria