Falastin diaries – Afghanistan, demolita una chiesa

Posted on 4 dicembre 2012

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Oppure una sinagoga. Magari due statue di buddha. E se fossero stati uccisi dei cani?

No, non è accaduto niente di tutto questo fortunatamente. Queste ipotetiche notizie avrebbero però trovato ampio spazio nell’edizione mattutina di ogni telegiornale, la notizia sarebbe rimbalzata tra i social network, il coro di indignazione avrebbe raggiunto l’Asia con il megafono della strumentalizzazione politica.

Sarà invece il silenzio ad impossessarsi di quanto accaduto questa mattina a Mufaqarah. Nessun titolo in grassetto, nessun servizio straordinario. La moschea di Mufaqarah non c’è più. Negli occhi ancora le immagini della sua costruzione, fuori dal tempo, fuori da ogni logica. Ma a queste latitudini la logica è monopolizzata dalla forza occupante israeliana, gestita casualmente per disseminare terrore psicologico, che si aggiunge alla sofferenza di un passato vessato e di un futuro incerto.

Casuale è l’iter della demolizione, un ordine nascosto sotto una pietra, una lettera consegnata a un infante. E poi l’attesa, snervante. Non c’è alcuna data, l’unica sicurezza è che avverrà. Domani, tra un mese, forse tra tre anni. Gli abitanti di Gerusalemme Est lo sanno bene, convivono con la paura. Nelle South-Hebron Hills è diverso, quando l’ordine di demolizione viene consegnato alla comunità, il motore del bulldozer è già acceso.

Questa mattina alle 6.30 i soldati israeliani hanno demolito la moschea del villaggio di Al Mufaqarah situato nella firing zone 918 a sud di Hebron.

“Le ragazze di Twani avevano visto questa mattina 2 buldozer, 3 gip dell’esercito, 4 vetture bianche della DCO e alcune macchine della border police prendere la bypass road”, racconta una volontaria di Operazione Colomba. “Quando abbiamo avuto la conferma di dove erano diretti e di cosa stavano facendo, siamo subito corsi a Mufaqarah ma i soldati avevano già chiuso ogni via d’accesso.”La moschea era stata demolita il 24 novembre 2011 e, a quasi un anno di distanza, gli abitanti del villaggio erano riusciti a ricostruirla. Ma puntualmente era arrivato l’ordine di demolizione, cui era seguito un ricorso rigettato però due settimane fa.

Gli uomini della comunità di Mufaqarah cercano di salvare dalle macerie quanto rimane della spiritualità del luogo, i tappeti per la preghiera, alcune copie del Corano raccolte con cura dall’imam e posate su un masso. Il megafono che chiama a raccolta i fedeli cinque volte al giorno resterà silenzioso.Il prossimo adhan sarà allora un grido disperato e di resistenza, non solo una chiamata alla preghiera ma un richiamo che testimoni l’esistenza di una comunità. “La ricostruiremo ancora”, questa è la promessa della comunità mentre il sole si alza sulle macerie.

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