Falastin diaries – Settlement day

Posted on 7 novembre 2012

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Gli Stati Uniti hanno scelto, Barack Obama guiderà il paese per un nuovo mandato presidenziale. Nel giorno del suo re-insediamento alla Casa Bianca in Palestina si festeggia l’insediamento illegale di una nuova colonia.

Non è mai una forzatura filtrare i Territori Occupati attraverso Washington, anche a questo giro elettorale Israele ha fatto valere il suo peso specifico all’interno degli States e ha mostrato i muscoli dinanzi alla questione palestinese.
Alla vigilia delle elezioni è stata confermata la costruzione di nuovi nuclei abitativi nell’area de facto annessa di Gerusalemme Est e nella colonia di Ariel, due nuovi outposts invece sorgevano nei dintorni di Ramallah e Qalqilya, i primi dal 2005. Nel 2010 la richiesta di Obama di congelare l’espansione delle colonie venne ampiamente disattesa dal governo israeliano.

Nella nottata di ieri due ruspe e un gruppo di coloni provenienti da Efrata hanno livellato un’area di circa 1700 dunams compresa tra Wadi Rahal, Khallet al Louza e Artas, villaggi palestinesi dell’area meridionale di Betlemme.
I lavori sono proseguiti sino al primo pomeriggio di oggi, quando le ruspe hanno abbandonato l’area scortate da tre jeep militari israeliane.

L’area aveva subito un esproprio di 1382 dunams tra il 2004 e il 2007 in seguito all’applicazione del Military Order 59/967, che permette all’esercito israeliano di assumere il controllo sulle terre definite pubbliche, statali o non registrate come proprietà privata; l’ “Amministrazione Civile israeliana” ha così ricevuto la completa autorità di gestire le terre occupate. Nessuno dica ai governanti israeliani che questa pratica non è riconosciuta o valida ai sensi del diritto internazionale.

I militari presenti hanno giustificato la loro presenza per “motivi di sicurezza”, tutelando il lavoro dei coloni minacciati dal lancio di pietre proveniente dal vicino villaggio. Villaggio che dista più di 300 metri dal sito. Che il prossimo campione mondiale di lancio del peso sia palestinese?
I soldati hanno tutti ventun anni e uno di loro ha viaggiato per il Nord-Italia prima di iniziare la leva, nel suo futuro c’è il college.
Nel futuro di chi guida le ruspe invece c’è l’occupazione, perché la manovalanza è palestinese e per un salario dignitoso sta costruendo giorni di separazione e di privazioni. L’ingresso orientale della colonia di Efrata mostra numerosi palestinesi che tornano a casa alla fine della giornata lavorativa, il ricatto coloniale che stupra l’etica in nome dell’economia.


Pare che il terreno ospiterà una fattoria, una strategia utilizzata dai coloni di Ma’on per espandere la colonia nelle South-Hebron Hills. Se questo dovesse verificarsi l’espansione coloniale si farebbe strada tra la South-Bethlehem Area e l’area cittadina di Betlemme, collegando l’area occidentale di Gush Etzion con quella orientale dove sono sono presenti le colonie di Tekoa, Nokedim e cinque otuposts: si realizzerebbe la creazione de facto di due atolli non comunicanti dispersi in un mare coloniale.
L’area di Betlemme verrebbe circondata a nord dalla muro di separazione, a ovest dalla Bypass Road 60, a est dalla Bypass Road 356 (Lieberman Road) e a sud dall’espansione delle colonie di Gush Etzion. La South-Bethlehem Area affronterebbe una simile situazione, con la Bypass Road 3157 a sud e le colonie sul lato settentrionale.

Difficile emozionarsi davanti all’abbraccio tra Barack e Michelle mentre l’abbraccio delle colonie strangola Bethlehem.
The worst is yet to come. De facto apartheid.

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