La differenza tra i boia

Posted on 20 maggio 2012

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Non c’è. Io non la vedo.

Quale è la sottile linea d’ombra che permette di sfumare un uomo che ordina il massacro di 1200 persone e un altro che presiede un organismo che, su quegli stessi territori, si mobilita in nome della pace calpestando la vita di chi ha subito la tirannide del primo?

Il 24 maggio a Cagliari si terrà la proiezione di Armageddon – Sulla Via di Damasco, il nuovo documentario del giornalista Fulvio Grimaldi. Ho letto spesso le sue preziose testimonianze, in modo particolare le voci dei massacri britannici perpetrati nell’Ulster, ma nonostante questo ho perso da tempo la fiducia e il rispetto del suo operato.
Perché non riesco a rispettare chi si schiera dalla parte del boia, che sia Slobodan Milosevic o Ratko Mladii, passando per l’esaltazione di Saddam Hussein e Muammar Gheddafi.

Nel 2012 non possiamo lasciarci legare dalla logica de “il nemico del mio nemico è mio amico”. E’ arrivato il momento di uscire da questo ragionamento obsoleto e violento, perché considerare un altro essere umano come “nemico” è già un ostacolo sulla via della pace, è violenza nella sua forma embrionale, proiettare la diversità da sé; un’ingenuità che porta all’errore, perché sono tante le dinamiche e le modalità che portano alla morte innocente.
Quale è il meccanismo che dovrebbe portare a schierarmi dalla parte del boia Assad? Dovrei esaltarlo come il buono di turno perché i “ribelli” hanno scelto di inchinarsi alle pressioni esterne e accettare gli armamenti francesi e britannici? Perché la regia internazionale degli accadimenti siriani è ormai da tempo simile a quella libica?
La risposta è no, né con Assad né con gli oppositori. Questa è la posizione di chi si professa pacifista. Il resto è un chiacchiericcio sterile imbevute di ideologia stantia.

In tutta questa girandola di paranoie e tifoserie è avvilente notare come personaggi del calibro di Fulvio Grimaldi siano idolatrati in una piccola grande città come Cagliari, e spuntando l’elenco degli organizzatori dell’evento scorgere nomi ben noti della sinistra cittadina e attestare che, se questa è la via intrapresa, il rinnovamento politico è ben lungi dal giungere, salvo il piagnisteo post-elettorale su percentuali in costante diminuzione.

E’ l’amarezza per chi senti vicino e tradisce le tue aspettative.
E’ la rabbia che cova nel constatare un’arrendevolezza di fondo se davvero si pensa che ogni vicenda internazionale presenti un lato oscuro, significa derubare le persone della capacità di cambiare, il potere che risiede nel singolo che si fa massa. Significa essere vigliacchi e non riconoscere la rivoluzione.

Non c’è differenza tra i boia, che risiedano a Washington o Pyongyang, Parigi o Harare, Pechino o Johannesburg, Roma o Ryadh. Nel diritto internazionale è ampio il dibattito sull’utilizzo del termine “genocidio”, dibattito che si porta avanti sul numero delle vittime. Questa è logica del boia, questa è la logica di scegliere che una vita persa sia più importante dell’altra.

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