Cara Rossella, dovresti sentirlo

Posted on 24 febbraio 2012

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Cara Rossella,

dovresti sentirlo, quel suono di passi pesanti tra i corridoi delle cancellerie indiane, respiri affannati e visi tirati, la tensione che si arrampica tra rapidi movimenti di occhi. E’ un suono rassicurante, dal tepore avvolgente.
Puoi stare tranquilla, ovunque tu sia in quelle distese desertiche che si perdono tra l’Algeria e la Mauritania, sii serena perché il destino dei due marò italiani accusati dell’omicidio di due pescatori indiani è tra le nodose mani dei diplomatici italiani. Ci sono proprio tutti,  il sottosegretario agli Esteri Staffan de Mistura, l’Ambasciatore italiano Giacomo Sanfelice, il console di Mumbai Giampaolo Cutillo e pensa, oggi pomeriggio a Roma si terrà un sit-in presso l’Ambasciata indiana per chiedere l’immediato rimpatrio dei due militari.

Hai ragione, ti prego di perdonarmi, anche io sono inciampato nell’omissione, marò nel gergo della marina militare è un marinaio semplice, non specializzato. Potresti immaginarlo, il vento tra i capelli sul ponte della nave, mentre frammenti di mare si infrangono sul suo giovane viso, forse più giovane del tuo. Ma i due marò arrestati sono chiamati tali per faciloneria, perché di questi tempi le compagnie hanno saggiamente deciso di avere una scorta armata, con armi vere sai? Quelle che uccidono, esattamente. Il motivo di ciò come ben saprai è la paura mossa da un possibile arrembaggio pirata, come quelli dei film, come nei libri di Patrick O’Brian.

Ormai nel Golfo di Aden imperversano i pirati somali, ma questo lo sai sicuramente, prendono in scacco le grandi navi container e sequestrano l’equipaggio, li chiamano delinquenti. Pensa che una flotta navale chiamata Task-Force 151 è riuscita ad unire le navi da guerra di Stati Uniti e Iran, Cina e Italia. Lo avresti mai pensato? Governi che quotidianamente guerreggiano tra le righe della diplomazia, si trovano insieme in un tratto di mare per combattere un nemico comune. Ha un qualcosa di epico, dal sapore antico. Però non chiedermi per quale motivo la pirateria delle barchette continui a imperversare nonostante tale dispiegamento di forze, davvero non saprei darti una risposta.

Dovresti sentirlo quell’impegno dei media per il loro caso, il suono greve delle condanne che arrivano dagli ambienti politici. Dovresti sentirlo, e saresti fiera dell’Italia.

Cara Rossella, credimi però, qua tante persone ti aspettano. Anche quelle che scindono la tua libertà da quella del Popolo Saharawi in cerca di indipendenza, da decenni legato al giogo marocchino e costretto in quei campi oltre confine.
Non so cosa spinga queste persone, forse lo stesso atteggiamento dei colletti italiani in India, forse un desiderio di solidarietà che si muove da individuo a individuo e scegliendo tra questi. Una selezione di solidarietà, come all’ingresso di una discoteca.

Sai, mi viene in mente il caso di Vittorio Arrigoni, lo ricordi? Alla sua uccisione l’odore acre del veleno potevi sentirlo anche da quel mare di sabbia, il veleno di chi lo condannava terrorista e “pacifinto”, in una inventiva di termini dal profilo ricercato. Eh già, cara Rossella, ormai la pace e il dialogo non valgono più come prima, il chiacchiericcio dell’arma è stato consacrato a parola d’autore, parola che vale, l’unica e sola. Forse è per questo motivo che la critica all’arma non riesce a fare più di due passi, come nella nostra Sardegna dove vige il divieto di criticare una casta di morte perché foriera di posti di lavoro. La logica coloniale, come quella marocchina nel Sahara Occidentale.

Spero tu possa tornare libera presto Rossella, per parlarci di te, dei tuoi sogni, dei tuoi progetti, per parlare a gran voce della causa Saharawi e che tutti possano sentirla,

cara Rossella
dovresti sentirlo questo silenzio.

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