Palestina: la nonviolenza manda ‘in tilt’ l’esercito israeliano

Posted on 15 gennaio 2012

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Il mio nuovo articolo per OsservatorioIraq.it

In Palestina il nuovo anno inizia come si era concluso il precedente, nel segno della resistenza nonviolenta che sta lentamente modificando la percezione e il linguaggio di un conflitto che nei fatti è unilaterale.

Sulla scia dei Freedom Riders che portarono all’attenzione mediatica la segregazione in vigore sui bus israeliani che connettono le colonie illegali della West Bank con Gerusalemme e Tel Aviv, il Popular Struggle Coordination Committee (PSCC) pochi giorni fa ha lanciato una nuova sfida alla forza occupante, volta a mostrare l’hafrada vigente, perché è questo il termine ebraico che traduce apartheid.

Una colonna di circa cinquanta autoveicoli avvolti dalle bandiere palestinesi ha tentato di scardinare il sistema delle bypass roads che affligge il territorio della West Bank, circa 800 km di strade interdette ai palestinesi costruite a partire dal 1967.

Un reticolo stradale che quotidianamente costringe i palestinesi a circumnavigare intere aree per raggiungere una vicina destinazione, allungando percorso e percorrenza in un meccanismo che si ripercuote nelle relazioni sociali e nei rapporti di lavoro, pur di non subire l’umiliazione di infilarsi in un sottopassaggio per non calpestare la strada colonica.

La polizia di frontiera israeliana ha bloccato la carovana all’uscita di Gerico in direzione Ramallah, arrestando Khaled e Omar al-Tamimi, Azmi Shyoukhi, una giovane ragazza di nome Anwar e Mahmoud Zawahra (l’uomo che parla nel video), leader del PSCC di Al-Ma’asara, consegnatosi alla polizia in seguito alla minaccia di inserimento nella lista dei ricercati, alla confisca della carta di identità e dell’auto.

Nella giornata di ieri tutte le persone arrestate sono state rilasciate in seguito alla detenzione nella stazione di polizia di Ma’ale Adumim, colonia israeliana nei pressi di Gerusalemme.

La costanza e la riuscita di queste azioni stanno mettendo in crisi l’apparato militare israeliano nella West Bank, confermando i timori trapelati nei passati cable di WikiLeaks, che misero a nudo l’impreparazione israeliana nel fronteggiare queste proteste pacifiche, fantasiose ed efficaci.

Nonostante negli Stati Uniti sia in corso una gara frenetica tra i candidati repubblicani pronti a negare l’esistenza dei palestinesi, dalla Palestina i diretti interessati inviano un messaggio inequivocabile, i palestinesi ci sono e pretendono ciò che è stato loro sottratto: dignità, libertà e terra.

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