Falastin diaries – Palestine

Posted on 18 ottobre 2011

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Riflessioni tempestose che si formano sotto un cielo sgombro di nuvole. La giornata di oggi trascorre nuovamente con la medesima famiglia di ieri, sicuramente differente rispetto all’esperienza di Burin; forse ieri la nostra presenza è stata utile ad infondere fiducia nei contadini dell’area di Al Ma’sara, oggi invece i dubbi sono tanti. Quale è il nostro ruolo? Il peso del nostro contributo? Una presenza ovattata che si disperde tra gli ulivi con passo felpato, con discrezione, senza l’ostentata presenza della passata giornata che si è riversata sulla strada principale.

Le parole di H. non placano il flusso confuso dei pensieri, lo slancio politico che sfuma nell’arrendevolezza e nel timore di pronunciare le parole “occupazione”, “protesta”, “resistenza”. Il popolo palestinese non è sinonimo di attivismo politico, c’è chi ha ceduto allo status quo trovando una posizione armoniosa nell’occupazione, un giaciglio di benessere familiare che sacrifica una causa nazionale. E’ l’irruento svegliarsi dal sogno di un popolo unito nella contrapposizione all’illegalità, non esiste una sola Palestina, sono molte le sue declinazioni con le quali confrontarsi.

Il blindato dei militari israeliani pare lontano anni luce da noi, e invece è lì, poche centinaia di metri dalla nostra raccolta. Eppure nel mezzo c’è lo spazio delle contraddizioni, la sfiducia nei confronti dell’autorità statale palestinese che ha fallito nella missione di rappresentanza e tutela.

Il procedere del confronto è comunque un esercizio necessario e ricostituente, pensare a questa terra come un blocco unico non è solo naif ma anche frutto di pregiudizio. Qui dove la contrapposizione tra città e campagne vive di regole slegate dal resto del mondo, con i casi particolari di Hebron e Jericho e la frenesia politica di Ramallah lontano dall’occupazione, che ha sostituito la balcanizzazione di Gerusalemme nella figura di capitale. Quì dove le campagne sono la roccaforte dei Comitati Popolari di Resistenza e si confrontano quotidianamente con le colonie.

Da che parte sta l’arrendevolezza? Dove risiede la possibilità di un cambiamento? Non è semplice puntare il dito e rivolgere la predica. Oggi si festeggia il rilascio di prigionieri politici nelle trattative per la controparte israeliana Gilad Shalit, per le strade impazzano i veicoli bardati delle bandiere palestinesi.
Oggi siamo semplice manodopera nei campi, e nella frenesia di questo microcosmo forse va bene così. Domani l’ombra del muro coprirà altri dubbi.

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