Falastin diaries – Il vento di Burin

Posted on 16 ottobre 2011

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Il rapporto che nasce dalla semplicità del lavoro di squadra, la condivisione della fatica, mani che si stringono imperlate di sudore, la soddisfazione sul volto, l’ultima oliva dell’albero che cade sul telone ormai colmo.
Alla fine della giornata il numero di sacchi riempiti passa in secondo piano, che siano cinque o sei poco importa, la felicità risiede nei gesti umili che si trovano dietro il raccolto: tendere una mano verso l’ulivo, accarezzarne le foglie e raccoglierne i frutti, arrampicarsi sulle fronde più alte a salutare il sole e rendere omaggio alla vallata di Burin.

Gli occhi ancora assonnati del mattino si posano su di un incidente stradale nei dintorni di Beit Sahour, solo in serata veniamo a sapere del coinvolgimento di coloni nell’impatto tra due auto, la giusta spiegazione allo spiegamento di forze militari israeliani e vigili del fuoco accorsi sul luogo.

In Palestina anche la più tranquilla delle giornate riesce a nascondere tensioni e difficoltà, in questo caso lo sgombero di una piantagione di ulivi da parte dell’esercito; un ordine che pare riguardare unicamente un lato della valle dinanzi a Burin e ci porta a filmare l’intera scena dall’alto della nostra posizione, il pensiero che corre a due dei nostri compagni che si trovano sul posto. La questione pare comunque risolversi senza ulteriori frizioni, con l’esito comunque tragico per il proprietario degli olivi che vede interrotta la raccolta, necessità vitale in questo periodo dell’anno, poiché le olive di un albero possono fruttare circa un centinaio di dollari.

“You have not the permission to stay here”, è questo il leitmotiv salmodiato dai militari israeliani: chiedono un permesso ai palestinesi per risiedere sulla propria terra, per raccogliere le olive dai propri alberi, per esistere.

Nuovamente riuniti proseguiamo di albero in albero, oliva per oliva, mentre il mulo riporta a valle i sacchi già pieni. Il sole inizia a nascondersi dietro la colonia di Yizhar con la sua telecamera puntata sugli ulivi, quì in Palestina, dove la fortuna di un raccolto è dettata dall’arbitrio occupante, dove nella stessa vallata si contrappongono felicità e disperazione.

 

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