Falastin diaries – Partenza

Posted on 12 ottobre 2011

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C’ è poca fantasia nell’aria e nel titolo. E la tastiera palestinese non mi aiuta di certo.
Cercavo un segno che potesse placare il flusso di pensieri, e lo trovo lì dove è sempre stato, in quelle montagne che ammiro incredulo dalla finestra di casa, ogni volta come se fosse la prima. Sì, il cielo e’ così limpido da aprirsi sulla Corsica.
Casa non si vede purtroppo,  ma la natura oggi sa offrire il meglio della mia terra:  il Corrasi e il Mont’Albo con le cattedrali calcaree, il bastione di Nuoro che proteggela Barbagia, il profilo segreto di Tavolara e la frenesia di Olbia.

Davanti a me il volto splendido di una bimba increspato dal pianto imminente, poco più avanti due preti ortodossi immobili nella loro solennità.

Da Roma a Tel-Aviv è tutto meno romantico, meno evocativo.

Pochi minuti all’atterraggio per Tel Aviv e l’hostess annuncia di rimanere seduti e tenere le cinture allacciate, richiesta dell’autorità israeliana, non dell’Alitalia. Severo divieto di scattare foto sul suolo israeliano: un monito forse non recepito dalla foga fotografica di alcune donne brasiliane. Ah il turismo di massa!
Forse le autorità israeliane covano il desiderio di colonizzare anche gli aerei italiani dopo la terra di Palestina.

Il  look da chierico non impedisce i controlli, non una ma tre volte, forse insospettiti dal possesso di soli 200 euro: forse non è riconosciuto l’utilizzo del bancomat. E no, non conosco Hamas e non mi recherò a Gaza se vi piacere sentirlo, cari rappresentanti dell’ “unica democrazia del Medio-Oriente”. Il controllo del passaporto e gli interrogatori durano due ore, ma alla fine il timbro incontra il mio libretto e posso entrare.

Il resto e’ cronaca ordinaria di una cresta sul prezzo dello sherut (taxi collettivo) e birra in buona compagnia. Gerusalemme e la sua skyline al neon sotto una coperta di nuvole.

 

In cuffia The God Machine – Scenes from the second storey

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