"LasciateCIEntrare" – CPA di Elmas

Posted on 25 luglio 2011

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 (L’On. Amalia Schirru e l’On.Caterina Pes all’ingresso del Centro di Prima Accoglienza di Elmas)

Roma, 1 aprile 2011.
La data è di quelle che non si scordano, ben visibile nella Circolare ministeriale inviata dal Ministro dell’Interno Roberto Maroni ai Prefetti italiani: i centri per l’immigrazione divengono off-limits per la stampa e per le associazioni umanitarie -ad eccezione di uno sparuto numero di esse- sino a nuova disposizione. L’ennesimo giro di filo spinato posto intorno all’informazione in Italia.

Le prime discussioni avvengono sul web, agorà prediletta di questo millennio, tra le poche affinità dell’odierno Mediterraneo, con l’umile lezione impartita dalla sponda Sud nel processo che dalla vita virtuale porta a quella reale, concretizzato nella destituzione degli autocrati Zine El-Abidine Ben Ali e Hosni Mubarak. Il 26 maggio la protesta dei giornalisti monta sino alle pagine dei principali quotidiani italiani, con un appello il cui incipit recita “Fora da i ball, giornalisti compresi”, alludendo alla frase rivolta dal leader leghista Umberto Bossi agli immigrati. Con il passare dei giorni le adesioni sono cresciute, riscontrando l’appoggio di numerosi parlamentari e della società civile, tanto da indire per il 25 luglio una giornata di mobilitazione a nome “LasciateCIEntrare”.

Dinanzi ai vari centri per l’immigrazione presenti sul territorio italiano, siano essi Centri di Identificazione ed Espulsione o Centri di Prima Accoglienza, si sono incontrati cittadini, giornalisti e parlamentari, questi ultimi unici autorizzati all’ingresso nei centri.
E’ un mastrale teso quello che ci accoglie al Centro di Prima Accoglienza di Elmas, porta con sé l’odore intenso degli incendi di questi giorni e quello acre dello stagno circostante, mentre sulle nostre teste si alternano gli aerei in fase di decollo o atterraggio all’Aeroporto di Elmas, distante solo… una recinzione di filo spinato.
Alcuni giornalisti sono già sul posto, cogliendo di sorpresa i militari dell’Aeronautica Militare che con l’ausilio dei Carabinieri chiedono ai presenti di non avvicinarsi troppo all’ingresso del centro, mentre arriva il Presidente della Federazione Nazionale Stampa Italiana Francesco Angelo Siddi, il quale afferma come la funzione del giornalismo sia soprattutto quella di denuncia delle condizioni nelle quali vengono a trovarsi i migranti nei centri, una luce costantemente accesa che funga da tutela supplementare per i loro diritti, con una domanda che ritorna più volte: “Perché dobbiamo aver paura di raccontare quale è la condizione degli immigrati? Perché deve essere vietato? E’ un problema di civiltà rimuovere questo divieto.”

I parlamentari delegati all’ingresso nel centro sono Caterina Pes e Amalia Schirru (PD), quest’ultima in sostituzione del defezionario Giulio Calvisi (PD). Le due Onorevoli entrano nel centro dopo qualche minuto di confronto con Carabinieri, personale dell’Aeronautica Militare e gestori del CPA, nello specifico il Consorzio Cooperative Sociali Sisifo con sede legale a Palermo e uffici amministrativi a Catania.
La visita dura circa quaranta minuti, e le parole commosse di Caterina Pes rivelano la presenza di dieci giovani algerini arrivati in Sardegna dopo uno sbarco nei pressi di S.Antioco, per lo più ventenni con le speranze che sono di quest’età. E si sa che le speranze non conoscono latitudine.
Giovani che hanno adempiuto agli obblighi della leva militare, hanno consegnato una parte della loro giovinezza a uno Stato che non riesce ad aiutarli, con una disoccupazione che aumenta di pari passo alla repressione per le proteste: “siamo una generazione perduta”, queste le pesanti parole riferite alla Pes da uno dei ragazzi.

Tra di loro anche un sarto, in Algeria disegnava vestiti e ora, all’interno di un carcere per migranti, disegna per ingannare il tempo, per rifuggire la disperazione di una situazione nuova e drammatica, incomprensibile per chi vuole bruciare la frontiera.

Uno dei rappresentati del Consorzio Sisifo conferma la gestione della struttura, in particolar modo l’assistenza dal punto di vista medico e nei corsi di integrazione, con il rilascio di tre schede telefoniche da cinque euro e altri servizi. Nonostante il periodo massimo di permanenza attestato a 72 ore, i ragazzi algerini si trovano nel centro da 17 giorni, ed è il rappresentante a spiegare come gli altri centri italiani siano “pieni, quindi con una struttura vuota dieci persone vengono trattenute qua” per poi essere trasferite presso un CIE o un Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo. I dati del centro dal 01/01//2011 al 02/07/2011 forniti dal rappresentante parlano di 15 ragazzini algerini a gennaio, 32 tunisini ad aprile, 10 libici a maggio e 15 algerini a luglio tra i quali 5 minori.

Le condizioni all’interno del CPA di Elmas paiono accettabili, non potrebbe essere altrimenti con un numero così esiguo di giovani e con la pubblicità di questa mobilitazione, per questo l’occasione è giusta per chiedere quale sia il metodo di accoglienza nel caso in cui l’Algeria dovesse assistere alle rivoluzioni già verificatesi in Tunisia ed Egitto: l’On.Pes fa spallucce e indica il centro, se per ironia o convinzione non è lecito saperlo. La vicenda dei 700 giovani arrivati a Cagliari in Aprile indica le difficoltà di una politica che naviga a vista e ha perso la capacità di prevenzione, meno redditizia della “shock economy” dettata dall’ “emergenza”, e suonano ambigue le parole di una proposta di legge che elimini il reato di immigrazione clandestina, quando la prima legge che istituì i Centri di Permanenza Temporanea è anche conosciuta come “Turco-Napolitano”.

Nel disegno di Haouse ognuno può vederci un’immagine differente, un ricordo che affiora, un passato da dimenticare, e quel “Pour Lavito” in calce al foglio vorrei intenderlo come “Per la Vita”, tanto simile a quel “Vive la Liberté” dei giovani tunisini presso il centro di Viale Elmas ormai distante tre mesi, ma ancora risuona nelle orecchie di chi ha saputo ascoltare.

Per questo “LasciateCIEntrare” non può essere inteso che come un primo passo verso un nuovo ideale, un nuovo slogan da condividere: “LasciateLIuscire!”.

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