!50 – Paolo Fresu @Nora

Posted on 21 giugno 2011

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Volgere lo sguardo alla luna e alle stelle è da sognatori e di conseguenza, parafrasando Mandela, da vincitori. La notte del 15 giugno i sognatori sono stati in numero maggiore, pronti a immortalare con lo sguardo della mente o della macchina fotografica l’eclissi di luna più duratura degli ultimi tempi.

Pochi si sono però accorti che anche la sera successiva, quella del 16 giugno, la luna ha indossato abiti rossi tra le 21 e le 21.30, assistendo da un pulpito tutto speciale al concerto di Paolo Fresu che faceva tappa nel sito archeologico di Nora.

Un tour tutto speciale quello del jazzista berchiddese, che ha scelto di festeggiare i suoi 50 anni in una maniera speciale: cinquanta date in cinquanta giorni in giro perla Sardegna, accompagnato di volta in volta da tanti artisti con il quale ha collaborato nel corso della carriera.

La luna nel cielo e il sito di Nora danno il benvenuto agli spettatori, una cornice dal togliere il fiato per bellezza e suggestione, un’atmosfera magica che neanche alcune polemiche hanno infranto: tutti i concerti ad eccezioni della conclusiva tappa cagliaritana sono gratuiti, ma alcuni degli spazi sono così particolari da non permettere una grossa affluenza di pubblico cosicché è capitato che alcune persone siano momentaneamente rimaste fuori, ma poi fatte entrare a concerto iniziato.

E’l’Alborada String Quartet ad accompagnare Paolo Fresu tra le rovine di Nora, quartetto d’archi composto da Anton Berovski e Sonia Peana -moglie di Fresu- ai violini, Nico Ciricugno alla viola e Piero Salvatori al violoncello.

L’intro del concerto è acustico, con i membri del quartetto dislocati tra il pubblico, sotto i pini, mentre Paolo Fresu arriva camminando tra le antiche mura con la sua tromba, la suggestione è forte e va in crescendo quando tutti salgono sul palchetto.

 

 Le note sono dolci e malinconiche, proponendo il progetto “Scores!”, composto da Paolo Fresu per le colonne sonore di due lungometraggi: “Il più crudele del giorni”, diretto da Ferdinando Vicentini Orgnani e dedicato alla vicenda della giornalista Ilaria Alpi uccisa insieme al fotografo Miran Hrovatin in Somalia, e “L’isola” di Costanza Quatriglio.

Le corde del quartetto danzano e si inseguono armoniose, placide, lasciando spazio a pochi crescendo quasi a non spezzare l’intimità dell’ambiente, mentre la tromba di Fresu si adagia sopra il tappeto sonoro, inserendosi pacatamente, spesso in loop grazie al computer –tradizione e futuro-, creando arabeschi di note magnifici.

Nel finale, mentre le luci si abbassano -il gruppo elettrogeno-ecologico cattura energia dal sole dal vento in tale maniera si carica, con una certa autonomia-, uno dei momenti più toccanti è sicuramente la dedica di Paolo Fresu alla moglie Sonia, con una canzone che ne porta il nome: “Corale Soniante”.

 

Eccolo nuovamente il ricorso al sogno, questa volta adattato alla figura umana e plasmato secondo dedica, mentre sulla collina che sovrasta la platea una coppia di giovani danza sulle ultime note, immagine perfetta di una serata da ricordare. Le note si spengono, l’inchino doveroso. Un sogno.

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