Il molo di Piazza Yenne

Posted on 11 maggio 2011

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Pare quasi che il sole lo portino in tasca, perchè ogni qual volta arrivino a Cagliari si respira l’aria di latitudini spesso dimenticate, un appiglio di quell’Africa lasciata da poco, per alcuni anche in maniera definitiva.

Non sono i turisti che affollano le strade del Largo Carlo Felice, di via Manno o via Roma, sono i migranti provenienti da Lampedusa, più di un mese fa circa 700 tunisini -tra cui due marocchini- accolti nella caserma ex-centro di telecomunicazione dell’Aeronautica Militare di Viale Elmas, che verso la fine del mese di aprile hanno finalmente ricevuto il permesso di soggiorno temporaneo, ora invece è la volta delle persone provenienti dalla Libia in guerra via Lampedusa, quelle che distinzioni puntigliose all’occorrenza chiamano profughi.

Sono arrivate con la Nave Flaminia, approdata nel Porto Canale di Cagliari nel pomeriggio di lunedì, natante poi salpato in direzione di Napoli e Livorno, che dovrebbe essere la metà finale -provvisoria- di tanto peregrinare: 1300 persone, questa era la capienza totale. Ottantuno di queste hanno concluso il viaggio per mare a Cagliari, ma il silenzio della stampa è stato asfissiante, perchè si sa, un mese prima delle elezioni fa comodo a tutti cavalcare gli stereotipi delle migrazioni, farlo a una settimana dal fatidico weekend che sancirà il nuovo sindaco della città potrebbe rivelarsi più complicato, quasi un boomerang. E’ meglio quindi passare la notizia sottobanco, senza dare nell’occhio.

La fortuna però è venuta incontro per una volta, dopo tante risposte negative e tentativi a vuoto, ecco finalmente i profughi che si volevano nascondere agli occhi dell’elettorato cagliaritano. Una famiglia esce dall’hotel La Terrazza, in via S.Margherita angolo settentrionale di Piazza Yenne; un uomo, due donne e due bambini, uno dei quali di età poco superiore a un anno, un fagottino di speranza che sorride felice al nostro saluto. Stanno caricando i bagagli su un mezzo della Protezione Civile parcheggiato lì davanti, che li porterà in alloggi per famiglie in collaborazione con la Caritas, che dovrebbero trovarsi a Pirri o Monserrato.

Nei prossimi giorni potrebbe quindi iniziare l’iter per la richiesta d’asilo, nella speranza che non sopraggiungano le fastidiose lungaggini ed errori occorsi, un caso fra tutti, a Mineo; nella speranza di riuscire ad avere al più presto maggiori informazione e sentire la testimonianza diretta di queste donne e uomini che hanno solcato il Mediterraneo, ignari delle leve che li vorrebbero merce di scambio in questa guerra.

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