Nati due volte

Posted on 11 aprile 2011

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Il primo caldo dell’anno da una tregua dopo giornate di sole, e questa mattina Cagliari si è svegliata sotto un velo di nubi basse, residuo della foschia notturna che non vuole saperne di diradarsi, ed è l’atmosfera uggiosa a incorniciare di opaco questa mattinata alla caserma di Viale Elmas, dove si trovano i ragazzi provenienti da Lampedusa e arrivati cinque giorni fa.

Le facce dei giovani paiono meno distese  dei giorni passate e intimano in maniera ferma di non scattare foto, e non basta la dichiarazione che l’obiettivo sia lo striscione appeso alla rete a tranquillizzarli; un telo bianco con una grande scritta “Grazie Cagliari per la solidarietà senza frontiere” che campeggia in Via Simeto sulla rete del centro, sei metri quadrati di speranza che cozzano con gli sguardi bui dei ragazzi. Molti di loro giocano a pallone nel piazzale più grande della caserma, altri sui tetti tengono d’occhio ciò che gli circonda, e proprio da quell’altezza ripetono nuovamente il leitmotiv “no foto, no foto”, parole accompagnate da gesti di mani che non lasciano spazio a fraintedimenti.

Davanti all’ingresso principale si trovano alcuni uomini e volanti della Guardia di Finanza, mentre sul perimetro esterno si muove avanti e indietro un veicolo della Polizia; pare quasi che nelle ultime ore le maglie del controllo si siano strette, e la prova più evidente è il rattoppo nella rete che ha chiuso la via d’uscita adoperata dai giovani nei giorni scorsi, un’operazione momentaneamente dall’esito poco incisivo dal punto di vista delle autorità, visto che un nuovo varco è stato creato su un altro lato del perimetro, quello che si rivolge alla sede delle Poste. Tutto si inserisce comunque nella commedia posta in essere dalle autorità, perché molti dei ragazzi entrano ed escono sotto gli sguardi seriosi della Polizia.

E’ così possibile vedere molti dei giovani tunisini sedere sulle panchine di Piazza S.Michele, attenti nell’osservare i banchetti del mercato che ogni giorno si tiene nella piazza, altri invece chiedere informazioni per fare ritorno nella caserma che li “ospita”. Durante la mattinata nuovi sbarchi ci sono stati a Cagliari, questa volta nel Porto Commerciale: una nave da crociera ha riversato nelle vie cittadine numerosi turisti, uno sciame rumoroso munito di mappe e fotocamere che cozza con quello silenzioso dei giovani del centro, nelle mani la preziosa scheda telefonica internazionale per chiamare casa. Percorrendo Viale S.Avendrace sono prevalentemente i secondi a vedersi, tutti a prendere d’assalto le cabine telefoniche per telefonare alle famiglie in Tunisia, operazione impossibile nel centro per il mancato funzionamento delle cabine telefoniche al suo interno. In queste vie lontane dalla caserma la voglia di parlare è maggiore, ed ecco allora che un gruppo di ragazzi ci spiega il motivo di tanta nuova reticenza per le foto: hanno vergogna e paura che i loro volti arrivino via satellite o via cartacea in Tunisia dove si trovano i loro cari, come dare loro torto per una questione così carica di dignità?

C’è anche un ulteriore risvolto della vicenda, cioè la lentezza nelle procedure per il conferimento del Permesso di Permanenza Temporanea che ha portato molti a temere il rimpatrio in Tunisia, dove con i nuovi accordi stipulati con l’Italia è stato rafforzato il principio di “emigrazione clandestina”, punibile penalmente. Forse le notizie di ieri sera non le hanno ancora apprese i giovani del centro, quelle frasi opache pronunciate da Cecilia Malmström che afferma come il decreto italiano non sia applicabile a livello europeo, con le quali ancora una volta tutto si restringe a una guerra di definizioni, in questo caso è il Commissario europeo per gli Affari Interni a indicare la natura di “migranti economici” dei tunisini. Una posizione che non permetterebbe ai ragazzi di spostarsi liberamente nell’area Schengen, ma li confinerebbe in Italia, andando a ingrossare la “fabbrica di clandestinità” -come la chiamerebbero le Istituzioni-, perché la maggioranza di questi giovani non vuole rimanere tra i confini italiani, ma scavalcarli e andare più lontano: Francia, Germania, Belgio, Gran Bretagna. E si consideri che stando così le cose, scaduto il permesso temporaneo questi ragazzi saranno considerati “clandestini” sul suolo italiano, meritevoli per le Istituzioni di essere espulsi verso il paese d’origine.

I ragazzi a turno utilizzano la cabina telefonica, e uno di loro terminata la telefonata ci mostra un video del suo cellulare girato durane la traversata del mare verso Lampedusa, proprio nel momento in cui vengono soccorsi: volti stanchi e felici che tradiscono la paura provata per il viaggio della vita, chilometri di blu che negli anni sono stati gli ultimi per molti uomini e donne. Un altro di loro mette la mano nella tasca interna del giubbotto e ci fa vedere un piccolo rettangolo bianco con alcune scritte: 36, sbarco numero 6 del 3 aprile 2011. Sono stati dati loro a Lampedusa per l’identificazione, e alcuni di questi dati sono stati riportati anche nel tesserino utilizzato per richiedere i pasti, a Lampedusa come a Cagliari, dove vi è il timbro della Prefettura e la scritta “Caserma dell’Aeronautica Militare di Viale Elmas”. Ci dicono che hanno una durata di venti giorni, riportano il loro nome e il cognome, sotto invece la data di nascita affiancata da un’altra, quella appunto del loro arrivo a Lampedusa, come una carta d’identità dove ogni data rappresenta l’inizio di una nuova vita, la prima dal ventre materno, la seconda dal ventre del Mediterraneo; una vita che presenta ancora tante incognite e tante speranze, una vita che merita di essere vissuta in libertà.

p.s . aggiornamento del 12 aprile:

Dalle testimonianze raccolte oggi, effettivamente il clima pare cambiato all’interno della caserma di Viale Elmas per le ragioni precedentemente elencate, alle quali si devono aggiungere altre due questioni: la prima riguarda la rapina subita da una prostituta rumena commessa da uno dei giovani del centro, denunciato dagli stessi ragazzi, come racconta Shoukri. Ed è lui stesso a fare luce sul secondo risvolto, ovvero l’arrivo delle notizie connesse alle parole di Cecilia Malmström, apprese da molti giovani grazie alle telefonate delle famiglie in Tunisia, motivo per cui molti di loro vorrebbero indire uno sciopero della fame e pare che molti abbiano già iniziato. Anche le notizie sono libere e non hanno confini o barriere, questo è il risultato di tanta omertà.


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