Vive la Liberté

Posted on 7 aprile 2011

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Quello che irradia Cagliari è un sole che sa già d’estate nonostante il calendario abbia appena voltato la pagina “primavera”, batte forte sulle teste dei ragazzi arrivati nel tardo pomeriggio di ieri nel porto canale di Cagliari con una motonave della compagnia Grimaldi.

Sono circa 700, i volti segnati dalle giornate trascorse in mare e poi nel miraggio di salvezza quale è stato Lampedusa, divenuto ben presto un incubo per migranti e isolani. Riescono comunque a sorridere e mostrare una parvenza di normalità per chiunque sappia ascoltare le loro storie, non certo per alcuni giornalisti recatisi in Viale Elmas alla ricerca della sterilità di una notizia già scritta nella loro testa. E’ questo il primo approccio che si ha nel vedere la caserma: un piccolo numero di abitanti della zona compresa tra S.Michele e S.Avendrace, giornalisti che ridono e scherzano tra una domanda e l’altra, una presenza sicuramente corposa ma non invadente delle forze dell’ordine, in particolare facenti capo alla Polizia e concentrate in prevalenza all’ingresso del centro, sempre aperto.

La stanchezza e il sole sono comunque le motivazioni principali di un’atmosfera per il momento rilassata, come gli stessi ragazzi tengono a dirci. Alì, sulla trentina, lavorava a Djerba come animatore in un villaggio turistico, e proprio quello terziario è il settore che più ha risentito della rivoluzione tunisina e conseguente caduta del dittatore Ben Ali, in un paese che ha costruito le sue recenti e ancora esili fortune sul turismo, che ora necessita una nuova ricostruzione nel volto sereno da presentare al mondo; suo fratello risiede in Germania, a Francoforte, ed è lì che Ali vorrebbe recarsi, nel cuore economico dello stato tedesco. Tra l’inglese, il francese e l’italiano Alì ci fa capire che vengano trattati in maniera dignitosa, sono stati distribuiti maccheroni e si vedono qua e là scorze d’arancia. Anche l’acqua pare non mancare, e poco più dietro due ragazzi lavano i loro vestiti, un piccolo gesto impossibile nel caos lampedusano.

Non solo tunisini però, perché poco più in là Khalid ci dice di provenire dal Marocco, da vicino Casablanca, e con lui un amico in quel momento non presente; vorrebbe ricongiungersi con il resto della famiglia che si trova a Bologna, e il suo viso appena ventenne pare illuminarsi quando nomina la parola “famiglia”. Dice che le brande portate in questi giorni per sopperire alla mancanza di posti letto risultano comode, sempre meglio dell’addiaccio sopportato a Lampedusa.

Le richieste più insistenti sono comunque due. La prima è quella di schede telefoniche, la maggior parte di loro non contatta i familiari dalla partenza verso Lampedusa, anche più di tre-cinque giorni fa, e la preoccupazione più urgente è quella di dare un segno ai genitori e agli amici rimasti in Tunisia, solo per dire “ce l’ho fatta, sono dall’altra parte”. Nel sito dell Ministero dell’Interno (http://docs.google.com/viewer?a=v&q=cache:FLVJL4l4KVoJ:www.interno.it/mininterno/export/sites/default/it/assets/files/19/0873_1D_Specifiche_techniche_CIE.doc+schede+telefoniche+centri+identificazione+espulsione&hl=it&gl=it&pid=bl&srcid=ADGEEShyxXL1I2x6NyFFIkFQvlGurm5FWA-zwAHxpqtMID29FXezCCPWrEO7HSAqIB7gTkqXvELUCbk1oBrYARAc8NH9IAZUVSD7B-HsGZt6p8qYDTWinEsTVpMw3psEmFfsep5M1xue&sig=AHIEtbTbzQGJv1BQqGcLGrMag9-J5itBvA&pli=1) si può leggere come nei centri di identificazione ed espulsione -ma anche negli ex-centri di permanenza temporanea- sia diritto di coloro che vi risiedano ad ottenere tra le altre cose delle tessere telefoniche, è vero anche che non sempre la realtà corrisponda alla carta, senza dimenticare in questo caso che la natura del centro è ancora oggetto di mistero.

La seconda richiesta è sicuramente la più delicata e la più pressante: “che ne sarà di noi”? “Avremo un permesso?” Dare una risposta a questa domanda è difficile, frustrante. Il Ministro dell’Interno Roberto Maroni pare confermare il volere di conferire Permessi di Permanenza Temporanea per permettere ai ragazzi di spostarsi per l’Europa, la maggior parte proprio per ritrovare cari e famiglia. Il braccio di ferro politico con la Francia è comunque ancora in atto, tanto che l’omologo di Maroni, Claude Guerant, continua a mantenere una posizione di chiusura e ostilità, rappresentata questi giorni nella situazione di Ventimiglia, dove si sta spostando il caos di Lampedusa, ed esplicati in una circolare che contiene queste note:

Essere muniti di un titolo di viaggio valido, (…) Essere muniti di un documento di soggiorno valido, (…) Dimostrare di disporre di risorse sufficienti (62 euro al giorno a persona, 31 euro se dispongono di un alloggio), (…) Non costituire una minaccia per l’ordine pubblico, (…) Non essere entrati in Francia da oltre tre mesi”.

Tanti dubbi quindi, e sono proprio questi ritardi e queste voci discordanti l’unica possibile causa di tensioni future all’interno del centro: quanto i giovani potranno resistere a questa melina che si gioca all’interno dell’area Schengen? Insomma, ancora una volta i giochi svolti ai piani alti dimenticano ciò di cui si sta dibattendo: la vita umana. Ma questo i giovani di Viale Elmas lo hanno compreso bene, e il gesto di unire gli indici nominando Berlusconi e Sarkozy vale più di tanta retorica, di tanta politica.

Ed è con questa consapevolezza che Alì ci guarda negli occhi, e nonostante Lampedusa, nonostante le mura, nonostante le recinzioni spinate, nonostante Maroni e Guerant, abbia ancora la forza di stringere il pugno e affermare “vive la liberté”.

(foto di Irene Melis)

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