Il CIE tra le righe

Posted on 6 aprile 2011

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La visione diretta è solita sciogliere i dubbi posti, tuttavia a volte assume subdole sembianze che altro non fanno se non alimentare le domande, quello di stamani è uno di questi casi.

La vicenda dei ragazzi tunisini diretti da Lampedusa alla caserma ex-centro di telecomunicazione dell’Aeronautica Militare è avvolta nel mistero, ad iniziare dai numeri. Le fonti oscillano tra le cifre 500 e 700, e solo l’arrivo della nave che approderà nel pomeriggio saprà dare una consistenza ai volti; a ciò si aggiunge l’incertezza sulla destinazione della nave, le cui possibili mete si riducono a due opzioni: il porto commerciale e il porto canale. Nonostante il sicuro dispiegamento di un gran numero di forze dell’ordine, è difficile pensare che sia il porto commerciale la meta prescelta, in quanto situato dinanzi all’arteria principale di Cagliari, quella via Roma brulicante di veicoli e persone, che potrebbe tramutarsi in una platea poco gradita alle autorità nel caso si verifichino disordini all’arrivo dei giovani tunisini. Il porto canale parrebbe quindi la meta più ovvia, non distante dal suo omologo commerciale ma maggiormente defilato e con vie di accesso più celeri verso Viale Elmas n°28, questo l’indirizzo della caserma.

L’ubicazione della caserma è sicuramente la fonte principale di dubbi. A piedi è raggiungibile da Viale Trieste (ubicazione di numerosi uffici della Regione Aut0noma della Sardegna) in soli dieci minuti, oppure collegata dalle linee 1 e 9 dei servizi pubblici di Cagliari, senza trascurare la vicinanza a Piazza S.Michele, punto nevralgico della città. Il fattore principale potrebbe però essere un altro, difatti la caserma si trova a pochi minuti di macchina dall’aeroporto di Elmas, a una distanza difficilmente raggiungibile a piedi -evitando preventivamente eventuali proteste come avvennero l’anno passato, bloccando lo scalo aeroportuale-, “ottimale” invece per trasportare i tunisini in vista di una possibile espulsione.

La caserma è circondata sul lato di ingresso da Viale Elmas, su altri due da strade di accesso a capannoni industriali, mentre il quarto presenta un vuoto urbano del quale ha preso possesso una verde distesa erbosa. Difficile però che questo sia il punto debole della struttura, deliberatamente adottato ad esempio nella tendopoli di Manduria, poiché muri e recinzioni presentano un’altezza compresa tra 3-3,5 metri, sormontati da maglie di filo spinato. Una struttura che teoricamente dovrebbe evitare la fuga dei ragazzi tunisini, difficilmente attuabile nonostante la presenza di qualche esile arbusto. A meno che non si lasci aperto l’ingresso di Viale Elmas, opzione difficilmente realizzabile, alla quale si aggiunge la costante vigilanza da parte di veicoli della Polizia e della Polizia Municipale, almeno in queste ore.

Questa mattina il movimento era frenetico presso la caserma, oltre alle volanti della Polizia, verso le 10 hanno fatto il loro ingresso nella struttura due veicoli dei Vigili del Fuoco, uno dei quali era un pullman con personale a bordo; non solo questi però, perché come si vede dalle foto, vi è anche un nutrito numero di personale dell’Aeronautica Militare con uomini e mezzi. E’ molto probabile che siano questi due gruppi a gestire il centro, che secondo i giornali è fornito di elettricità e acqua corrente, mentre per i posti letto si cerca di risolvere la situazione con il trasporto di brande supplementari. Nelle prossime ore vedremo se ciò corrisponda al vero, quando le necessità umane incontreranno la sterilità dei numeri. Le domande da porsi sono ancora una volte queste: chiunque opererà all’interno del centro è a conoscenza di usi, costumi e cultura di coloro che vi soggiorneranno? Assisteremo nuovamente alla distribuzione di carne di maiale a giovani musulmani? Verranno portati avanti dei corsi “last minute” poco incisivi o si opterà in maniera diretta per il pugno duro?

Ma la domanda più importante è la seguente: che tipo di centro verrà adibito? Il Centro di Prima Accoglienza (CPA) di Elmas è operativo in via ridotta, mentre la tipologia di struttura, militarizzata e sorvegliata, esclude a priori la natura di Centro di Assistenza per Richiedenti Asilo (CARA). E all0ra ci si affida alla lettura tra le righe, ai vuoti, alle parole non dette, al caos delle notizie: è molto probabile che la caserma di Viale Elmas verrà adibita a Centro di Identificazione ed Epulsione (CIE), prigione per migranti, corsia preferenziale per la violazione dei diritti umani dei giovani tunisini.

Le voci del governo italiano sono ancora una volta multiple e discordanti, oscillanti tra l’assegnazione dello Status di Permanenza Temporanea, il braccio di ferro al confine ligure con la Francia, gli accordi melliflui con il governo ad interim tunisino, il desiderio politico delle espulsioni.

Ancora una volta è possibile constatare una malafede dilagante, giocata sui silenzi, sul sottobanco, tanto che per fare un pò di chiarezza si deve leggere tra le righe, attuare congetture.

La vita dei ragazzi tunisini non si trova però tra nessuna riga, è reale, tangibile, davanti ai nostri occhi. Tra poche ore vedremo quanto nero verrà versato tra gli spazi bianchi della propaganda.

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