Il sisma umano e le tendopoli sarde

Posted on 29 marzo 2011

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Procede a motore spento, seguendo il vento e le correnti, ma la rotta è quella che punta verso le coste sarde e tenacemente non vuole saperne di essere modificata: è il business dell’immigrazione, che avvistato il 22 marzo  è ormai prossimo all’arrivo.

In questi giorni la confusione regnante sull’isola di Lampedusa si è spostata in tutti gli altri centri che dovranno -dovrebbero- alleggerire il peso incombente sull’isola siciliana, dovuto non solo all’arrivo di ragazzi tunisini ma al quale hanno concorso anni di politiche migratorie raffazzonate da parte dei governi italiani e, in questa specifica occasione, dalla scarsa lungimiranza del Ministro degli Esteri Franco Frattini e del Ministro dell’Interno Roberto Maroni, incapaci di comprendere cosa stesse accadendo a cavallo tra il 2010 e il 2011 in Tunisia e in seguito nei restanti paesi nordafricani.

L’ipocrisia tra gli spazi

Ancora una volta è sconsolante come la terminologia venga utilizzata in maniera erronea dai più, in particolar modo dalle istituzioni, risultando causa di malintesi e situazioni grottesche. Non è mia intenzione soffermarmi su argomenti sui quali ho in precedenza riassunto i miei pensieri (http://simoneogno.wordpress.com/2011/02/20/fortezza-europa-avamposto-italia/http://simoneogno.wordpress.com/2011/03/05/lesodo-che-non-ce/), ma è corretto porre l’accento sull’ipocrisia, la malafede e la disinformazione. Il Ministro della Difesa Ignazio La Russa -e valga per egli come per altri che hanno proferito simili affermazioni- si è affrettato nel distinguere i profughi dagli immigrati “clandestini” che sono arrivati e arriveranno sulle coste italiane, affermando come per i secondi, in accordo con la Legge sull’Immigrazione Bossi-Fini, l’unica via sia l’espulsione presso il paese d’origine; al Ministro La Russa è bene ricordare che cotanta puntigliosità non fu adottata quando tra il 2002 e il 2008 Mu’ammar Gheddafi venne designato quale guardiano dell’immigrazione proveniente dall’Africa, creando quello che chiamo “il tappo libico”, impedendo a tante e tanti giovani di muoversi dalla Prigione-Stato libica, azione rivolta in maniera indscriminata verso profughi e immigrati, che vedevano infrangersi le proprie speranze sulle motovedette libiche fornite dall’Italia.

Si aggiunga poi che dal 22 marzo le Agenzie Stampa cominciarono a riportare notizie riguardanti l’ “accoglienza dei profughi provenienti dalla Libia” (ANSA, 22 marzo ore 18.54), ben diverso da “profughi libici”, come tutti precisano in queste ore. Sfumature di grande importanza se si pensa che la maggior parte di coloro che abbiano tentato di lasciare la Libia in questi anni fossero di origine eritrea, somala, etiope, sudanese, bengalese, kurda, afghana; per questa motivazione vorrei ricordare che “la gente libica negli ultimi anni poteva vantare una situazione economica nettamente migliore rispetto agli altri paesi nordafricani, con un pil medio pro-capite tra i più alti del continente africano, e pochi di quelli che hanno tagliato la frontiera tunisina vogliono partire verso altre mete, l’unico desiderio è fare ritorno in una Libia di pace, un ritorno alla vita di tutti i giorni”.

In chiusura di questa breve parentesi tratta dal Teatro dell’Assurdo tipicamente italiano, è bene soffermarsi sulle illuminanti parole del Governatore della Regione Veneto Luca Zaia: “Quelli che arrivano con le scarpe da ginnastica firmate, il giubbottino all’occidentale e il telefonino in mano non è gente che chiede l’asilo politico”. Chissà se qualcuno abbia ricordato al Governatore Zaia che il cellulare è necessario per comunicare e in Africa ne detenga il primo mercato mondiale per di più ancora in espansione, evidenziando come spesso si preferisca fare un investimento vitale per tenersi in contatto con parenti e amici sparsi per il mondo, senza i quali ciò significherebbe morte sicura.

Sisma umano e tendopoli

Nonostante i grandi media italiani paiono aver dimenticato il terremoto dell’Aquila, la devastazione e l’effimera redenzione delle tendopoli -ad eccezione di Forum, nuovo think-tank governativo http://www.youtube.com/watch?v=kew9yzVjx-Q-, non si può affermare lo stesso per le menti impegnate nell’affrontare le recenti vicende migratorie. Il modello aquilano della gestione delle emergenze pare mantenere un certo appeal ai piani alti della politica italiana, eccolo allora applicato al sisma, non più naturale ma umano, che ha investito Lampedusa e l’onirico stato dei governanti italiani.

Per decongestionare l’isola siciliana e arrestare il malcontento dei suoi abitanti -rivolto al governo, non agli immigrati come riportato da alcuni quotidiani-, il Ministero dell’Interno ha scelto di portare avanti un piano di delocalizzazione degli individui, venendo meno alle affermazioni dei giorni scorsi secondo le quali tale piano avrebbe riguardato profughi e non immigrati “clandestini”. Ancora una volta il tranello della terminologia ha rivelato le lacune del governo, subito evidenziate dal Vice-Presidente dell’ANCI Sardegna (Associazione Nazionale Comuni Italiani) Anselmo Piras, il quale afferma: “Non possiamo accettare che arrivi di tutto. Tra i tunisini ci potrebbero essere mercenari dalla Libia oppure detenuti”. Al di là delle discutibili parole di Piras, queste non fanno altro che porre l’accento sulla confusione che pervade il Viminale.

I numeri che riguardano la Sardegna sono anch’essi nebulosi, e la cifra di duemila persone rimbalzata tra la carta e il vitruale il 23 marzo è frutto di varie macchinazioni piuttosto che su fonti altolocate, fondate sul numero totale degli arrivi a Lampedusa, la percentuale demografica delle regioni e la capienza effettiva nei centri peninsulari, siano essi Centri di Identificazione ed Espulsione, Centri di Permanenza Temporanea e Centri di Accoglienza per Richiedenti Asilo.

Ad oggi, i centri individuati per ospitare i primi giovani provenienti da Lampedusa sono sette: Erula e Giave (Provincia di Sassari), Gesico e Senorbì (Provincia del Medio Campidano), Fluminimaggiore (Provincia di Carbonia-Iglesias), Monastir (Provincia di Cagliari), Torregrande (Provincia di Oristano). Proprio queste ultime due località dovrebbero ospitare le tendopoli per i provenienti da Lampedusa, 200 posti la prima e 50 la seconda.

Se già questi dati sono avvolti dal mistero, volendo approfondire la vicenda si brancola nel buio. Perché per gli altri centri sono stati individuati centri sociali o immobili dismessi, mentre Monastir e Torregrande vedranno l’utilizzo delle tendopoli? Ancora, quale sarà la natura di questi centri: CIE, CPA, CARA, altro? Sono domande che necessitano di una risposta immediata poiché quale sia l’opzione intercorrono importanti differenze con le altre. Alcuni particolari iniziano comunque a trapelare riguardo alle tendopoli: saranno limitate da filo spinato o recinzioni, insomma si procede nella direzione della segregazione e dell’isolamento. A chi verrà affidata la gestione di questi centri? Si chiederà l’appoggio delle locali forze dell’ordine? Difficile a dirsi considerate le esigue dimensioni di tutte le località coinvolte, per questo motivo è lecito immaginarsi che si richiederà ancora una volta l’intervento delle forze militari. Chiunque opererà all’interno dei centri, è a conoscenza di usi, costumi e cultura di coloro che vi soggiorneranno? Verranno portati avanti dei corsi “last minute” poco incisivi o si opterà in maniera diretta per il pugno duro? Verranno rispettati gli standard igienico-sanitari necessari per tali strutture?

Le domande sono tante e lecite, ed è immediato constatare che ancora una volta l’unica clandestinità sia quella delle Istituzioni, che spinte dalla frenesia delle “emergenze” -solo ai loro occhi, solo nelle loro teste- agiscono nella fretta e nell’opacità. E’ questo il barcone che si accinge alle nostre coste.

alcuni link di approfondimento

Regione Autonoma della Sardegna: http://www.regione.sardegna.it/

La Nuova Sardegna: http://lanuovasardegna.gelocal.it/

Progetto Melting Pot Europa: http://www.meltingpot.org/

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