La chiamano Guerra

Posted on 22 marzo 2011

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Quello che accade in Libia presenta sì affinità, ma anche tante differenze con quanto accaduto in Tunisia ed Egitto. Per semplificare, basta vedere l’esito, il paese era ed è spaccato, con una distribuzione della ricchezza che va progressivamente diminuendo da Tripoli verso est, a questo ovviamente ci si aggiungano le tensioni claniche che erano solamente brace in attesa di essere ravvivata.

Anche il carattere delle proteste è stato totalmente differente, mentre in Tunisia ed Egitto possiamo parlare di rivoluzioni di piazza, pacifiche, quelle in Libia non lo sono state, e lo dico a malincuore, ma sarebbe ipocrita negare un fatto del genere. Non c’era un gruppo di persone organizzato dietro le proteste, e anche il mondo dei blogger era notevolmente inferiore rispetto a quello degli altri paesi nordafricani, impossibilitato a erigersi come promotore di una rinascita democratica. Teniamo ben presente che movimenti ben organizzati come quello tunisino ed egiziano stanno già vivendo momenti di attrito con i nuovi poteri instauratisi, difatti in Libia la disorganizzazione dal basso ha subito cercato le sue risposte tra le caserme e le armi, appoggiate da questo e quei gruppi di militari in attrito con Gheddafi da tempo addietro, il risultato è stato il mutamento delle istanze democratiche in una vera e propria guerra civile, un nuovo tipo di scontro che oltre a guerra civile, può essere anche definito golpe, magari non dal carattere prorompente come altri, ma sempre di questo si tratta.
E poi, perchè riconoscere il CLN 17 febbraio? Una forza che in questo momento vede presenti personaggi fino a poco tempo fa collusi con Gheddafi come l’ex Ministro della Giustizia Abded Jalili?

Non si sta intervenendo per fermare un bagno di sangue, si sta intervenendo affinchè la fazione rivoltosa vinca, perchè il bagno di sangue è la conseguenza della loro sconfitta in un conflitto nel quela i rivoltosi hanno scelto coraggiosamente di partecipare, consapevoli della disparità dei mezzi -i ragazzi di Benghazi possiedono mezzi aerei, non possono però vantare piloti in quanto l’aeronautica libica era feudo del clan Qhadafa , lo stesso di Gheddafi, con al potere uomini del clan, e scendendo nella piramide si trova un insieme di rapporti parentali-clientelari-. Come si fa a imporre un cessate il fuoco nel mezzo di una guerra nella quale una parte vuole avere la prevalenza sull’altra? E’ chiaro che il passivismo di una parte significherebbe la sua sopprafazione.

L’arma migliore -ma da portare avanti in passato e non adesso- erano sanzioni e restrizioni economiche, un congelamento dei beni, un embargo di armi, un rispetto di questa clausola anche dalle frontiere meridionali, e poi cercare di supportare l’opposizione attraverso il dialogo. I servizi segreti stranieri erano e sono presenti, ma questo non dal 17 febbraio, ma da sempre, come in ogni paese operano i servizi segreti di altri paesi -mi vengono in mente i servizi eritrei che intervengono a Roma ogni qual volta vi sia una manifestazione che contesti Afewerki-, e sicuramente in prima fila vi erano quelli britannici a consigliare i ribelli. Ma ormai si era già in guerra.

Cosa avrei fatto io? Sinceramente non lo so, lo ammetto candidamente, queste situazioni sono assolutamente prevedibili ed evitabili, ma se vengono a mancare i presupposti e avvengano allora ogni soluzione arreca danni nel medio e nel lungo periodo, un esempio su tutti è il Kosovo: la penisola balcanica è una polveriera silenziosa, un’inezia potrebbe innescare una nuova crisi che alla luce della “guerra al terrore” è potenzialmente più pericolosa.

Si può solo appurare come la Risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU sia già pericolosamente ballerina

Protection of civilians
4. Authorizes Member States that have notified the Secretary-General, acting nationally or through regional organizations or arrangements, and acting in cooperation with the Secretary-General, to take all necessary measures, notwithstanding paragraph 9 of resolution 1970 (2011), to protect civilians and civilian populated areas under threat of attack in the Libyan Arab Jamahiriya, including Benghazi, while excluding a foreign occupation force of any form on any part of Libyan territory, and requests the Member States concerned to inform the Secretary-General immediately of the measures they take pursuant to the authorization conferred by this paragraph which shall be immediately reported to the Security Council;

dove viene esclusa l’occupazione terrestre, ma quel “to take all necessary means” sta già violando questo paragrafo che si intitola proprio “Protection of the civilians”, quindi la no-fly zone si impone anche sul bunker di Gheddafi? Non mi pare che uccidere Gheddafi abbia molto a che fare con la protezione dei civili e l’instaurazione della no-fly zone.

Anche -e sottolineo anche- per questo motivo rimango fermamente opposto all’intervento sotto la Risoluzione ONU, altrimenti si dovrebbe intervenire in ogni conflitto interno ai paesi e schierarsi dalla parte della parte in minoranza. Nonostante Gheddafi sia un boia, aveva e ha ampio consenso tra la popolazione, questo anche perchè oltre a far tacere l’opposizione con la forza, il più delle violazioni portate avanti erano nei confronti di stranieri sul suolo libico.

Una provocazione però vorrei lanciarla, neanche troppo impossibile:  pare che la contraerea sia stata abbattuta, che siano batterie ecc…, ma se ciò non dovesse bastare cosa accadrebbe? Gli insorti hanno batterie antiaree, le armi pure. Se Gheddafi dovesse avanzare via terra? Si istituisce una “no-walk zone”? Si bombardano le truppe di terra? In tal caso si dovrà approvare una nuova Risoluzione che stravolga la 1973, rinnegandola.

Tutto questo è corroborato dagli attriti che vi sono all’interno della coalizione internazionale per quanto riguarda le azioni da portare avanti ora, nessuno vuole tra le mani l’onere del comando perchè non c’era un progetto che vada al di là della no-fly zone, difatti si vorrebbe portare il comando alla NATO proprio per lo spettro più ampio delle possibilità.

E se anche ciò non dovesse capitare in Libia, è comunque un fattore molto importante da considerare in futuro. Senza intervenire, le forze opposte Gheddafi sarebbero state sbaragliate con tutte le tragiche conseguenze, con l’intervento le tragiche conseguenze potrebbero esserle stesse e possibilmente peggiori nel lungo periodo.

Un senso di frustrazione e di rassegnazione, beati coloro che sanno prendere una decisione ferma senza guardarsi indietro, senza guardarsi intorno. Di questi tempi si comprende chi sia pacifico e chi pacifista, l’ideologia forse più difficile da difendere. Per questo l’opposto lo chiamano guerra.

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