Sudan: incognite passate e future

Posted on 16 febbraio 2011

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Quanto sta accadendo in Sudan è sicuramente tra i focus più importanti della politica internazionale, e rischia ancora di divenire tra i fronti più caldi del 2011.

Dagli accordi di pace del 2005 (Comprehensive Peace Agreement)  la questione referendaria per l’Indipendenza del Sud-Sudan è nata in sordina, ma nell’ultimo anno-anno e mezzo si è iniziato a parlarne con insistenza, in particolar mdo dopo la condanna di Omar al-Bashir da parte della Corte Penale Internazionale, per reati quali genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità nella regione del Darfur.

Un ulteriore sintomo della crescita del potenziale di pericolosità è l’ascesa della vicenda nelle agende estere degli Stati Uniti, dell’Unione Europea e dei paesi del G20, in particolar modo Cina, India, Indonesia e Sudafrica. I problemi sorti durante l’organizzazione del referendum sono stati numerosi, soprattutto per quanto riguarda la redazione delle liste degli elettori, un’operazione resa difficile dalla vastità del territorio sudanese e delle difficili condizioni sociali nella maggioranza del paese; una situazione ancora più tesa è riscontrabile nelle ipotetiche zone di confine tra nord e sud, dove un’ulteriore votazione dovrà portare all’assegnazione della regione di Abyei, che ha statuto autonomo e i più vasti giacimenti petroliferi del paese, senza dimenticare che molte esplorazioni debbano ancora essere apportate. Per questa serie di motivazioni, le consultazioni referendarie iniziate il 9 gennaio in tutto il paese, hanno visto la mancata partecipazione di questa piccola regione di confine. La vicenda sudanese consta consta di altri numerosi fattori che potrebbero delineare scenari differenti.

La questione dei giacimenti petroliferi, sulla quale è momentaneamente preferibile non dilungarsi oltre, poichè basterebbe ricordare gli attori internazionali coinvolti, quali Stati Uniti, Cina, Francia, Indonesia e India tra i più attivi. Da quì il collegamento con la scalata della questione sudanese nelle agende internazionali.

I legami con la rete internazionale di Al-Qaeda: si è sempre vociferato della vicinanza tra il governo di al-Bashir e le cellule qaediste nordafricane e yemenite, e con l’esito favorevole alla secessione questa situazione è in bilico. I fatti recenti farebbero propendere per un accentuarsi della radicalizzazione del nord-Sudan, portata avanti dallo stesso governo che ha sancito una più rigida interpretazione della Shari’a, la legge islamica. Al contrario il sud-Sudan rischia di essere strumentalizzato dalle forze che si contrappongono al terrorismo qaedista, avamposto di queste nel cuore dell’Africa, senza dimenticare la vicinanza dello Yemen e della Somalia, due regioni sicuramente di rilevanza internazionale.
Sotto quest’ottica è importante notare il riavvicinamento con Israele proferito dai dirigenti del sud-Sudan, poichè di questi tempi nello stato unitario non è presente ambasciata israeliana; in ultimo, le voci di raid israeliani sul territorio sudanese per colpire avamposti qaedisti sono più che una possibilità.

La questione idrica: il Sudan insieme all’Egitto detiene i diritti maggiori per quanto riguarda lo sfruttamento delle acque del Nilo, topic da non sottovalutare alla luce della siccità che la regione sta vivendo negli ultimi anni, una situazione ancora più grave di quella vissuta abitualmente dalle popolazioni della zona. Molti degli Stati a monte hanno richiesto una revisione degli accordi che risalgono al secondo dopoguerra e sono obsoleti. Ci sono conferenze che hanno visto l’estromissione di delegazioni egiziane e sudanesi, fermo restando comunque che nessuna decisione potrà essere presa senza il voto dell’Egitto. Con la nascita del nuovo stato sud-sudanese anche questo andrà sicuramente inserito nella conta. Le questioni climatiche e ambientali hanno sempre più peso, e la dicitura profughi climatici non è stata coniata per caso, andando ad aggravare le già numerose schiere in fuga dalle polveriere regionali.

Naturalmente tutte le questioni precedenti sono da considerare con un passaggio dallo stato unitario a due stati in maniera pacifica, ma le tensioni ci sono state sia a nord che a sud, e in particolar modo nelle zone di confine.

Il conflitto tra nord e sud del Sudan è sempre stato considerato in via marginale dalle agende internazionali e dai media; oggi si dibatte giustamente della crisi darfurina, ma si dimentica un conflitto perdurato più di venti anni che ha causato più di due milioni di morti e la situazione non è mai stata distesa a tal punto da far sperare che certe violenze non possano ripresentarsi. Ci sono i caschi verdi dell’Unione Africana in Darfur, ma la loro azione è spesso deficitaria e ambigua, e quanto accade in Somalia ne è un’ulteiore conferma. L’appoggio deii caschi blu dell’ONU non ha portato ai risultati sperati, e anche in questo caso si può fare riferimento a un altro conflitto regionale quale quello Repubblica Democratica del Congo.
Le vicende del Sudan sono aperte e potenzialmente incendiarie, troppi interessi confliggenti e legati agli ambiti più disparati, troppi attori sulla scena. E’ un momento cruciale non solo per il paese ma per l’intera regione orientale africana, ancora di più con i moti di protesta che dalle sponde del nordafrica hanno fatto capolino a Karthoum.

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